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Agricoltura sostenibile: Greenpeace chiede aiuto (anche) ai lombrichi

19 Maggio 2015 by Lascia un commento

Proteggere e aumentare la fertilità del suolo, promuovendo le pratiche colturali idonee ed eliminando quelle che invece consumano o avvelenano il suolo stesso”.
E’ uno dei sette principi diffusi oggi in un rapporto dell’organizzazione ambientalista sull’agricoltura sostenibile. E corrisponde appieno proprio al risultato che produce l’inesauribile quanto prezioso lavorio dei lombrichi che sono in grado di trasformare le proteine dei nostri scarti in minerali in grado di modificare, migliorandola, la struttura chimica, fisica e biologica dei terreni. “I lombrichi sono un aratro naturale – scriveva Darwin nell’ultimo saggio date alle stampe prima di morire. Dubito – aggiungeva lo scienziato britannico – ci siano molti altri animali che abbiano giocato un ruolo così importante nella storia del pianeta come i lombrichi. Rimescolando quei pochi centimetri di terriccio che ricoprono il pianeta, lo fertilizzano trasformandolo in humus”.

Ecco nel dettaglio quali devono essere le caratteristiche di un’agricoltura sostenibile per Greenpeace:

1 – restituire il controllo sulla filiera alimentare a chi produce e chi consuma, strappandolo alle multinazionali dell’agrochimica;

2 – sovranità alimentare. L’agricoltura sostenibile contribuisce allo sviluppo rurale e alla lotta contro la fame e la povertà, garantendo alle comunità rurali la disponibilità di alimenti sani, sicuri ed economicamente sostenibili;

3 produrre e consumare meglio: è possibile già oggi, senza impattare sull’ambiente e la salute, garantire sicurezza alimentare e, contemporaneamente, lottare contro gli sprechi alimentari. Occorre diminuire il nostro consumo di carne e minimizzare il consumo di suolo per la produzione di agro-energia. Dobbiamo anche riuscire ad aumentare le rese dove è necessario, ma con pratiche sostenibili;

4 – incoraggiare la (bio)diversità lungo tutta la filiera, dal seme al piatto con interventi a tutto campo, dalla produzione sementiera all’educazione al consumo;

5 – proteggere e aumentare la fertilità del suolo, promuovendo le pratiche colturali idonee ed eliminando quelle che invece consumano o avvelenano il suolo stesso;

6 – consentire agli agricoltori di tenere sotto controllo parassiti e piante infestanti, affermando e promuovendo quelle pratiche (già esistenti) che garantiscono protezione e rese senza l’impiego di costosi pesticidi chimici che possono danneggiare il suolo, l’acqua, gli ecosistemi e la salute di agricoltori e consumatori;

7 – rafforzare la nostra agricoltura, perché si adatti in maniera efficace il sistema di produzione del cibo in un contesto di cambiamenti climatici e di instabilità economica.

Per contribuire alla crescita dell’agricoltura sostenibile, Greenpeace collabora con agricoltori e comunità rurali. In Grecia sostiene gli agricoltori che producono colture proteiche locali da utilizzare nella mangimistica in sostituzione della soia Ogm importata. Gli agricoltori coinvolti in questo progetto confermano che le pratiche agricole ecologiche, senza l’utilizzo di input chimici, fertilizzanti o irrigazione artificiale (dato che le varietà locali sono ben adattate al clima greco) stanno aumentando la produzione e il loro reddito. In Ungheria, il piccolo insediamento di Hernádszentandrás, è letteralmente rinato grazie all’agricoltura biologica. Un altro esempio di come l’agricoltura ecologica può rivitalizzare una regione economicamente debole e sostenere non solo gli agricoltori, ma l’intera comunità. In Italia, da alcuni anni, è stato avviato insieme agli agricoltori un lavoro volto a proteggere gli impollinatori, elemento indispensabile per la produttività agricola e l’equilibrio degli ecosistemi. È tempo che anche i governi facciano la propria parte, sostenendo lo sviluppo di soluzioni innovative in ambito agricolo destinando finanziamenti adeguati a un modello di agricoltura ecologica moderna e innovativa. Greenpeace ha recentemente lanciato una piattaforma online (SoCosaMangio.Greenpeace.it) per evidenziare i fallimenti dell’agricoltura industriale e invitare tutti a cambiare questo sistema agroalimentare “malato”.

Scarica qui la sintesi in italiano del Rapporto http://bit.ly/1PTLPnk

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