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Biodiversità, in Italia a rischio il 35% delle specie

22 Maggio 2013 by 2 commenti

BIODIVERSITY2È uno dei più importanti hot spot di biodiversità in Europa, ma il suo ricco patrimonio naturale è a rischio. A detenere questo primato europeo è l’Italia, che ospita circa 67.500 specie di piante e animali, circa il 43% di quelle descritte in Europa e il 4% di quelle del Pianeta. Al Belpaese spetta però anche il record delle specie a rischio: nell’Unione Europea il maggior numero di animali e piante minacciati, circa il 35%, si trova proprio nell’area del Mediterraneo, in particolare in Italia. Ma anche nel resto del mondo la situazione non è delle migliori: la perdita di biodiversità del pianeta avanza con tassi che incidono da 100 a 1000 volte più del normale. Negli ultimi 50 anni, si è degradato il 60% degli ecosistemi terrestri con pesanti ripercussioni socio economiche.
È quanto emerge dal “Rapporto Biodiversità a Rischio” di Legambiente realizzato in occasione  della Giornata mondiale della biodiversità che si celebra oggi in tutto il mondo. Il lavoro traccia un quadro aggiornato sulla situazione della biodiversità in Italia e nel mondo e raccoglie due interessanti approfondimenti sulle zone umide e la biodiversità in Abruzzo.

“Frenare la perdita di biodiversità – spiega Antonio Nicoletti, responsabile Aree Protette di Legambiente – è una delle sfide più grandi da affrontare attraverso l’adozione di misure concrete, che seguano le tante buone intenzioni proposte fino ad ora e che invece non hanno trovato un’effettiva attuazione. Il deludente risultato della Conferenza delle Nazioni Unite Rio+20, che ha portato alla sottoscrizione di un debole documento privo di impegni concreti e copertura finanziaria, accelera ancora di più la necessità di attuare interventi concreti per rilanciare l’economia, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e fermare la perdita di biodiversità, importante capitale naturale su cui fondare il nostro sviluppo economico e benessere sociale. In questo percorso di rilancio, tutela e conservazione della biodiversità, le aree protette hanno un ruolo chiave nella conservazione e valorizzazione della natura, ma a loro spetta anche il compito di diventare un organismo moderno di gestione integrata e sostenibile del territorio cercando di far crescere, entro il 2020, la percentuale della loro superficie a livello mondiale (il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine) come stabilito dall’Onu”.

Dal rapporto emergono bellezze naturali e criticità dell’Italia, un Paese dove sono presenti un’enorme varietà di ambienti naturali con ben 130 gli habitat individuati dalla Direttiva europea Habitat 92/43. La fauna italiana rappresenta più di un terzo dell’intera fauna europea con 57.468 specie e sono state censite 6.711 piante vascolari. Abbiamo, inoltre una delle più ricche flore europee di muschi e licheni. Questo ricco patrimonio è però sotto scacco: secondo i dati della Lista Rossa Nazionale delle specie minacciate, elaborata dal Comitato Italiano dell’IUCN, delle 672 specie di vertebrati valutate (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 161 in totale (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle specie valutate. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non è invece a rischio di estinzione imminente. Complessivamente però le popolazioni dei vertebrati Italiani, soprattutto in ambiente marino, sono in declino. Per quanto riguarda i dati emersi dalla Lista Rossa parziale della flora d’Italia, invece, emerge che due specie endemiche sono completamente estinte a livello globale, mente altre sopravvivono solo ex situ nelle collezioni di giardini botanici. Questi dati evidenziano dunque la necessità di intensificare nei prossimi anni l’impegno dell’Italia per garantire che la biodiversità e i molti servizi che essa offre siano meglio integrati in tutte le altre politiche a livello nazionale e internazionale, in modo che la biodiversità diventi il fondamento su cui poggia il nostro sviluppo economico e il nostro benessere sociale.

I fattori di perdita di biodiversità e le conseguenze economiche: I cambiamenti climatici, l’introduzione di specie aliene, il sovra sfruttamento e l’uso non sostenibile delle risorse naturali, le fonti inquinanti e la perdita degli habitat sono le principale cause di perdita di biodiversità. I soggetti più esposti agli effetti negativi della perdita di biodiversità sono le popolazioni che dipendono direttamente dai beni e dai servizi offerti degli ecosistemi. Ad esempio, la deforestazione mette a rischio un miliardo e mezzo di persone che vivono grazie ai prodotti e ai servizi delle foreste, le quali proteggono anche l’80% della biodiversità terrestre. La pressione intorno alle risorse idriche, inoltre, cresce sia in termini di quantità sia di qualità in molte zone del mondo. E il sovra sfruttamento eccessivo della pesca ha conseguenze economiche disastrose per l’intero settore.
Senza contare che la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi comportano anche dei costi economici, di cui fino a poco tempo fa non si teneva praticamente conto. La perdita annua di servizi ecosistemici viene stimata a circa 50 miliardi di euro; ed entro il 2050 si stima che le perdite cumulative, in termini di benessere, potrebbero essere equivalenti al 7% del PIL.

Approfondimento zone umide: Quest’anno il Rapporto Biodiversità a Rischio contiene anche due interessanti approfondimenti. Il primo riguarda le zone umide, preziosi ecosistemi che forniscono acqua potabile, producono il 24% del cibo del Pianeta, servono all’irrigazione delle colture, fanno da barriera e da magazzini naturali di acqua in caso di inondazioni e sono importanti serbatoi di CO2. La complessità ecologica rende però le zone umide ambienti estremamente delicati e vulnerabili a una vasta gamma di pressioni antropiche su scala globale (bonifiche, urbanizzazione, artificializzazione in senso lato, pesca sportiva) e locale (stress idrico, inquinamento, agricoltura, pascolo, fruizione non controllata). A questi elementi di minaccia, bisogna poi aggiungere l’introduzione delle specie alloctone invasive come la nutria (Myocastor coypus), specie introdotta dall’America meridionale come animale da pelliccia, e la testuggine della Florida (Trachemys scripta), originaria dell’America centro-settentrionale e commercializzata in Italia come animale d’acquario.

Approfondimento Abruzzo: Malgrado l’Abruzzo sia la regione con il più alto tasso di specie protette in Italia, la preziosa fauna abruzzese, tra cui lupo e orso bruno marsicano, è a rischio a causa delle costanti aggressioni di origine antropica. Solo da gennaio 2012, infatti, sono stati 44 gli esemplari di lupo trovati morti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, di cui 36 solo dall’inizio del 2013. Nello stesso lasso di tempo sono deceduti anche 3 cervi e 2 esemplari di orso bruno marsicano. Questi dati dimostrano quanto ci sia da fare per riuscire a debellare una vera e propria piaga che, se non affrontata, rischia di vanificare gli sforzi di quanti si adoperano, con volontà e spirito di sacrificio, per salvaguardare il nostro importante patrimonio naturalistico.

Da ricordare, infine, che ci sono anche buone notizie: la prima riguarda il ritorno nei mari italiani della Foca Monaca, una delle specie a maggior rischio di estinzione nel Mediterraneo, che ha scelto come rifugio una grotta sulla costa delle isole Egadi, in Sicilia al largo di Trapani. La presenza di questo animale testimonia dunque l’ottimo lavoro svolto dall’Area marina protetta in questi ultimi anni e dimostra come, con una corretta e attenta gestione del territorio, sia possibile far convivere la qualità ambientale ed elementi di grande naturalità con il turismo, la nautica da diporto e un’attività di pesca sostenibile importante qual è quella condotta nel mare delle Egadi. La seconda buona notizia è il ritorno della lince nell’Appennino. L’esemplare, un maschio adulto, è stato avvistato e fotografato sull’Appennino forlivese nei pressi di Santa Sofia, uno dei comuni del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. L’avvistamento del grande predatore è una notizia eccezionale, dato che l’animale si riteneva estinto in buona parte del territorio nazionale. Una notizia che deve spronare l’intero mondo dei Parchi e la ricerca scientifica a proseguire le importanti azioni intraprese a favore della conservazione della biodiversità.

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Commenti

  1. giirgio dice

    19 Maggio 2014 alle 17:07

    Desidererei acquistare per un 300 mq, grandezza del mio orto e giardino, la giusta quantità di lombrichi rossi.
    Programma interessante di Geo geo.

    Desidererei conoscere come fare e prezzo.

    Grazie Saluti

    Giorgio

    Rispondi
    • ingenuus dice

      20 Maggio 2014 alle 12:30

      Salve Giorgio,
      i lombrichi intende inocularli direttamente nel terreno? o vuole utilizzarli per produrre humus per il suo orto e il giardino?

      Rispondi

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